IL SEGNO DELL’ALTARE
UNA PAROLA SUL SEGNO DELL’ALTARE – (a cura della Commissione liturgica)
L’altare si presenta in forma sobria ed essenziale, spoglio di elementi superflui, per esprimere visivamente il carattere proprio della Quaresima, tempo di silenzio, interiorità e ritorno all’essenziale. La semplicità diventa linguaggio teologico: richiama Cristo che si ritira nel deserto e invita la comunità a un cammino di purificazione del cuore.
Un drappo viola scende dall’altare, quasi a collegare simbolicamente il sacrificio eucaristico alla vita concreta dei fedeli. È il colore della penitenza, della conversione e dell’attesa fiduciosa. Richiama anche il Sacramento del Battesimo, origine della vita cristiana: il fonte battesimale, chiuso durante la Quaresima, ricorda che questo è tempo di preparazione e di riscoperta della grazia battesimale, in attesa della rinnovazione delle promesse nella Veglia pasquale.
Il panno di iuta drappeggiato rappresenta il deserto. La sua trama ruvida e povera richiama l’aridità, la prova, l’essenzialità.
Dal panno di iuta, emergono alcune piantine di Euphorbia milii, note come “spine di Cristo”. Queste piante indicano che proprio nella sofferenza e nella prova germoglia la vita nuova. Dal luogo dell’aridità scaturisce la redenzione e il rosaceo dei fiori richiamano il sangue di Cristo.
Le ciotoline contenenti le ceneri rimaste dopo l’imposizione richiamano il gesto iniziale della Quaresima: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Le ceneri sono segno della fragilità umana, della caducità e della necessità di conversione. Ricordano che l’uomo diventa polvere, ma anche che quella polvere è amata e redenta da Dio. Spiritualmente, esse indicano il passaggio dalla morte del peccato alla vita nuova in Cristo. Tutto conduce alla Pasqua, quando il silenzio si scioglierà nel canto della risurrezione e il fonte battesimale tornerà a zampillare come sorgente di vita nuova.

