Pillole sulla Comunità Pastorale
SI CHIEDEVANO L’UN L’ALTRO: “CHE COS’È?”
3. La Comunità pastorale: la forma, la sostanza, il lessico
Terza puntata: “Seconda puntata: “La Comunità pastorale e i suoi soggetti – le persone””
Proseguiamo il nostro cammino e andiamo a vedere i soggetti che comporranno la comunità pastorale. Questa volta non parliamo delle persone (ne abbiamo parlato nella scorsa puntata) ma approfondiamo quelli che vengono chiamati gli organismi di partecipazione. Sono tre gli organismi di partecipazione della Comunità pastorale: due di essi già li conosciamo, sono il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici e quindi dobbiamo semplicemente vedere come si riconfigurano dentro la Comunità pastorale. Il terzo organismo di partecipazione è nuovo e specifico della Comunità pastorale: si chiama diaconia e andremo a scoprire di cosa si tratta.
Prendiamo in esame anzitutto il Consiglio pastorale della Comunità pastorale: un unico Consiglio pastorale che riunisce fedeli di tutte le parrocchie che fanno parte della Comunità pastorale, con una votazione e un mandato quadriennale. Non esisterà più quindi il Consiglio pastorale parrocchiale, ma il Consiglio pastorale della Comunità pastorale. All’inizio della Comunità pastorale, il Consiglio pastorale sarà la somma dei membri dei due Consigli pastorali attualmente esistenti, fino alla scadenza del mandato, nel 2028. Già da tempo, peraltro, i due Consigli pastorali sono abituati a lavorare insieme. Compito del Consiglio pastorale, presieduto dal responsabile della Comunità pastorale è:
- orientare la vita della comunità in corrispondenza allo stile evangelico e al mandato missionario;
- definire le iniziative che mantengono la vivacità e l’identità delle singole parrocchie;
- favorire la condivisione dei doni delle risorse e delle proposte nella logica di un percorso unitario
Molto diverso è il discorso circa il Consiglio per gli affari economici, il secondo organismo di partecipazione della vita pastorale. Proprio perché – lo abbiamo ribadito più volte – ogni parrocchia mantiene la propria soggettività giuridica, i Consigli per gli affari economici rimangono distinti, uno per ciascuna parrocchia, salvo poi riunirsi in alcune occasioni nel Consiglio per gli affari economici della Comunità pastorale. Il compito del Consiglio per gli affari economici è quello di sempre, cioè la corresponsabilità con il parroco (che come sappiamo sarà unico per tutte le parrocchie della Comunità pastorale) nella gestione economica e amministrativa, all’interno delle prospettive pastorali di ciascuna parrocchia.
Il terzo organismo che prendiamo in considerazione è quello più tipico della Comunità pastorale e quindi tutto da scoprire. Si chiama diaconia ed è formato dalle persone che sono in modo particolare a servizio della Comunità pastorale. Quindi, certamente tutti i presbiteri che hanno un ruolo attivo nella Comunità pastorale; poi i diaconi permanenti, qualora ce ne fossero; i consacrati e le consacrate (nel nostro caso le ausiliarie diocesane) e quei laici che prestano un servizio continuativo e sostanziale all’interno della Comunità pastorale. La diaconia riceve un mandato specifico dal Vescovo ed esprime il grado più alto di corresponsabilità all’interno della Comunità pastorale. È opportuno che la diaconia elabori una propria regola di vita che concretizzi uno stile evangelico e garantisca – attraverso tempi precisi di incontro – la qualità del proprio servizio ministeriale. Tra i compiti della diaconia c’è la profonda condivisione e interazione con il Consiglio pastorale della comunità pastorale.
Riepilogando: un unico Consiglio pastorale della Comunità pastorale, che rimane il soggetto primario del discernimento e dell’azione pastorale; due Consigli per gli affari economici, uno per , che talvolta si riuniscono nel Consiglio per gli affari economici della Comunità pastorale; una diaconia che coordina tutte le attività e presiede all’azione ecclesiale della Comunità pastorale.

